lunedì, luglio 24, 2006
Ho conosciuto tre tipi di capi, tutti bravi, tutti di successo, tutti con un solo difetto, talvolta fatale. Il primo tipo è geniale, esuberante, generoso, si lancia in una avventura con un gruppo di amici, di soci, in cui ripone fiducia. È sicuro di sé, del suo piano, della sua strategia. Sa però assimilare prontamente i suggerimenti, le idee, le correzioni degli altri.
Gli piace lavorare in gruppo, formare una banda. È convinto che tutti siano pronti a dedicarsi alla causa comune, a spendersi, è sicuro di poterli trascinare con l'entusiasmo, con l'insegnamento, con l'esempio. Ama i suoi collaboratori, li considera amici, li elogia, esulta per i loro risultati. Ma la sua eccessiva fiducia negli esseri umani lo porta a non capire che sono in competizione fra di loro e con lui. Come Cesare non si rende conto che tutti sono convinti di avere il suo stesso valore e finisce vittima del loro tradimento.

Il secondo tipo di capo non compie questo errore. Egli sa di essere superiore agli altri, di avere una potenza di intuizione, una visione strategica, una rapidità di decisione, una capacità di lavoro infinitamente maggiore della loro. Perciò utilizza moltissimi collaboratori, assorbe da loro ogni idea, ogni suggerimento utile, ma delega loro nulla. Li trascina con l'entusiasmo, li seduce, sa farsi amare. Ma non costruisce una struttura organizzativa, un partito, una scuola, una comunità. E' convinto che la vittoria dipenda esclusivamente dal suo intervento personale. E spesso è vero. Però nella sconfitta si trova senza uno stato maggiore, senza ufficiali esperti e deve ricominciare da capo.

Il terzo tipo non ha nessuno di questi difetti. Costruisce una splendida macchina organizzativa. Sceglie collaboratori capaci, competenti, consiglieri selezionati. Costruisce i suoi piani consultandosi con loro. Ascolta pazientemente ogni parere, ogni progetto e ne tiene conto. Ma con questi collaboratori tiene solo rapporti rigorosamente professionali.
I rapporti intimi, quotidiani, li ha solo con un nucleo interno di persone fedelissime e che gli ubbidiscono ciecamente. Egli costruisce in tal modo una macchina estremamente efficiente e non rischia né il tradimento come il primo né la solitudine come il secondo. Il difetto? Gli esseri umani vogliono amare il loro capo e sentirsi stimati, amati personalmente. Spesso, per dare loro questa impressione basta solo una parola, uno sguardo. Lui non lo fa, e loro lo sentono freddo, indifferente, lontano.

 

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mercoledì, luglio 12, 2006

Lo intravedo... ci sono quasi...

woman alle 17:38 in: paturnie libere
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martedì, luglio 11, 2006

A volte ci si trova nella situazione di dover fare il salto... certo non sai se le tue gambe saranno pronte, se i tuoi muscoli reagiranno a sufficienza.. ma senti dentro di te quella spinta e quella vocina che ti dice devi farlo...

Se aspettiamo di essere pronti, non lo faremo mai, perche' non ci sentiremo mai pronti a sufficienza... e allora bisogna avere il coraggio, a volte, di fare il passo piu' lungo della gamba...

E allora io questo salto l'ho fatto... per ora sto' ancora volteggiando nell'aria in attesa di giungere dall'altra parte del burrone... ma ci credo... "believe in yourself"... chissa', magari domani, i miei piedi toccheranno l'altra sponda...

La paura serve per imparare ad affrontare la vita
e non per fuggire da essa . . .

woman alle 17:01 in: paturnie libere
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