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Ipse Dixit
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C'è sempre, nella vita individuale e sociale, il momento della riscossa e del contrattacco. Per lunghi periodi ci adattiamo al mutare delle circostanze attraverso accordi, convenzioni, compromessi. Spesso arretrando, ma a poco a poco, in modo da conservare l'impressione che nulla sia cambiato. Come quando la sera la luce si indebolisce lentamente e noi sforziamo gli occhi e ci affatichiamo finché, improvvisamente, non ci rendiamo conto che è buio e dobbiamo accendere le lampade. Troppo spesso ci adagiamo nell'abitudine e non ci svegliamo nemmeno quando la realtà ci manda segnali fortissimi. Per quanto tempo le democrazie occidentali non hanno capito cosa stava facendo Hitler e non hanno reagito adeguatamente? Ora sta succedendo qualcosa di analogo nel campo economico. Da tempo la nostra economia soffre, le famiglie fanno fatica a tirare avanti. L'ingresso della Cina e dell'India ha fatto esplodere i prezzi delle materie prime ed ha schiacciato le retribuzioni con la concorrenza della loro manodopera. Basta guardare come lavorano i cinesi in Italia per capirlo. Molti già parlano di tramonto della civiltà europea, di annientamento dell'identità italiana. E pensano che non ci sia più nulla da fare. È lo scoramento, la resa. Una tentazione pericolosa come lasciarsi scivolare a terra in montagna durante una tormenta, addormentarsi. Mentre stare in piedi, camminare verso il rifugio richiede sforzo, stringere i denti. Ed è facile giustificarci dicendo che non serve combattere, perché loro sono più forti e noi possiamo solo chinare il capo. Invece non è vero. Anche gli altri hanno le loro difficoltà. Anche loro sono presi dallo sconforto. Anche loro sono vulnerabili. Solo che resistono ed è per questo che vincono. Ma chi si arrende, chi si addormenta, quando si risveglia si accorge di aver perso la cosa più preziosa, la libertà. Gli italiani alla fine del 1400 erano il popolo più ricco e potente d'Europa, trent'anni dopo erano dominati da francesi, austriaci e spagnoli e sono rimasti i loro schiavi per tre secoli... Non ripetiamo lo stesso errore. Sì, siamo un piccolo Paese, ma anche la Svizzera lo era, eppure ha sempre saputo conservare orgogliosamente la sua forza economica e la sua libertà. Non è la dimensione di un Paese che lo rende forte, ma l'invenzione, la fantasia, l'astuzia, l'intraprendenza, la lungimiranza, il miglioramento continuo. Ma soprattutto la fiducia in se stessi, la fede e il coraggio.
31 marzo 2008
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