Ieri sono stata ad un convegno sui "Patti di Famiglia".
Il relatore (notaio) alla fine di due ore di spiegazioni a dir poco cattedrattiche e latineggianti (infatti il 90% degli imprenditori non ci ha capito nulla), dietro mia specifica domanda "Se posso permettermi...Lei, quanti patti di famiglia ha fatto ?"... con un sincero imbarazzo ha risposto "In effetti e' un negozio al quale si ricorre poco... io penso di averne fatti un paio"
Ahhh... pensi ? Se ne avessi fatti due te li ricorderesti bene. Probabilmente non ne ha mai fatti.
Ma non voglio fare colpe ai notai o commercialisti coinvolti nella stipula di questo negozio.
La mia conclusione e' : I patti di famiglia non si fanno, non tanto per le complicanze che possono insorgere, ma perche' gli imprenditori
NON prendono in considerazione il fatto di "passare" il testimone se non quando e' troppo tardi (oppure se messi alle strettissime). Perche' se lo facessero prima, e' come se si sentissero gia' morti, gli si toglie quello
status di proprieta' che li farebbe sentire morti prima del tempo.
La cosa piu' stupefacente e' che non mancano i casi di aziende messe in crisi per la morte inaspettata dell'imprenditore ... e invece di riflettere su questi casi, e cercare di evitare questo tipo di errore, vengono vissuti come se invece fossimo
immortali.
Così insegnò il Buddha: «Non inseguire il passato, non perderti nel futuro. Il passato vien lasciato indietro, il futuro deve ancor venire. Guarda con chiarezza la vita così com'è, qui e adesso, senza farti tirar dentro, senza vacillare: così devi esercitarti. Bisogna stare attenti oggi, aspettar domani può esser troppo tardi. La morte sopraggiunge inattesa. Non si può patteggiare con lei. Chi sa come vivere con consapevolezza è detto dal saggio "uno che conosce il modo migliore di passar la notte(*)"».
Bhaddekaratta Sutta